Prisoners from the Dachau concentration camp on a death march south toward Wolfratshausen. [LCID: 48293]

Le Marce della Morte

Nell’estate del 1944, una massiccia offensiva dei Sovietici nella parte orientale della Bielorussia annientò l’Armata tedesca, permettendo alle forze di Stalin di prendere il controllo del primo dei grandi campi di concentramento creati dai Nazisti, quello di Lublino/Majdanek. Poco dopo quell’offensiva, il comandante delle SS (Reichsfuehrer SS) Heinrich Himmler ordinò che i prigionieri di tutti i campi di concentramento e dei campi satellite venissero evacuati e trasferiti all’interno del Reich. A causa della rapida avanzata dei Russi, le SS non ebbero però il tempo di completare l’evacuazione di Majdanek. Sia i media occidentali che quelli sovietici diedero quindi ampio risalto alle atrocità commesse nel campo, utilizzando sia filmati realizzati al momento della liberazione, sia interviste con i sopravvissuti.Le evacuazioni dei campi di concentramento erano dovute a tre considerazioni principali:

1) Le autorità delle SS non volevano che i prigionieri cadessero vivi nelle mani del nemico raccontando le loro storie ai liberatori.

2) Le SS pensavano di aver bisogno di quei prigionieri per continuare la produzione bellica, dove ciò era ancora possibile.

3) Alcuni leader delle SS, incluso Himmler, credevano irragionevolmente di poter usare i prigionieri ebrei dei campi di concentramento come ostaggi per trattare una pace separata con l’Occidente e garantire la sopravvivenza del regime nazista.

Per tutta l’estate del 1944 e i primi mesi dell’autunno, la maggior parte delle evacuazioni fu effettuata tramite convogli ferroviari o, nel caso dei Paesi Baltici dove le posizioni tedesche erano bloccate, per mare. Tuttavia, all’avvicinarsi dell’inverno e delle truppe alleate al confine della Germania, al quale si aggiunse il progressivo controllo aereo dei cieli tedeschi, le autorità delle SS intensificarono le evacuazioni dei prigionieri dai campi tramite marce forzate, sia ad est che ad ovest.

All’inizio del gennaio del 1945, il Terzo Reich si trovava ormai sull’orlo della sconfitta militare. La maggior parte della Prussia orientale era già sotto il controllo dell’esercito sovietico, le cui forze assediavano anche Varsavia (Polonia) e Budapest (Ungheria), preparandosi così a respingere le forze germaniche profondamente all’interno del Reich. Inoltre, le forze Anglo-americane erano ormai pronte a invadere la Germania anche da ovest, dopo il fallimento dell’offensiva che i Tedeschi avevano lanciato a sorpresa nelle Ardenne, nel dicembre del 1941.

Le SS a guardia dei prigionieri nei campi di concentramento avevano ricevuto l’ordine tassativo di uccidere coloro che non erano più in grado di camminare e di viaggiare. Siccome le evacuazioni venivano effettuate sempre più frequentemente attraverso marce forzate e viaggi su vagoni bestiame scoperti, o su piccole imbarcazioni nel caso del Mar Baltico, il numero di coloro che morirono lungo la strada, a causa della fatica e dell’esposizione alle intemperie nel brutale inverno del 1945, crebbe drammaticamente. Ciò incoraggiò comprensibilmente tra i prigionieri l’idea che i Tedeschi avessero in effetti l’intenzione di ucciderli tutti durante quelle marce.

Nel corso di questi trasferimenti forzati, i soldati delle SS maltrattarono i prigionieri con particolare brutalità. Eseguendo gli ordini espliciti ricevuti, le guardie uccisero centinaia di prigionieri che non erano in grado di proseguire o di tenere il passo della marcia, così come quelli che non erano più in grado di scendere dai treni e dalle imbarcazioni. Migliaia di prigionieri morirono per l’esposizione alle intemperie, per la fame e per la fatica. Il numero di queste marce forzate crebbe in modo particolare nell’ultima parte del 1944 e nei primi mesi del 1945, quando le SS cercarono di evacuare i prigionieri dei campi per portarli il più possibile all’interno della Germania. Le maggiori operazioni di evacuazione trasferirono prigionieri da Auschwitz, Stutthof e Gross-Rosen portandoli verso ovest a Buchenwald, Flossenbürg, Dachau e Sachsenhausen, nell’inverno a cavallo tra il 1944 e il 1945; poi da Buchenwald e Flossenbürg verso Dachau e Mauthausen nella primavera del 1945; infine, da Sachsenhausen e Neuengamme verso nord e il Mar Baltico nelle ultime settimane della guerra.

Mentre avanzavano sempre più profondamente in territorio tedesco, le forze Alleate liberarono centinaia di migliaia di prigionieri che ancora si trovavano nei campi di concentramento. A questi si aggiunsero altre migliaia tra coloro che stavano marciando verso nuovi luoghi di prigionia, nel corso delle evacuazioni. Il 25 aprile 1945, le forze sovietiche si unirono a quelle americane a Torgau, sul fiume Elba, nella Germania centrale. Le forze armate tedesche si arresero incondizionatamente sul fronte occidnetale il 7 maggio 1945 e su quello orientale il 9 maggio. L’otto maggio 1945 venne poi proclamato il giorno ufficiale della Vittoria in Europa (V-E Day).

Quasi fino all’ultimo giorno della guerra, le autorità tedesche continuarono a trasferire in varie località del Reich i prigionieri dei campi di concentramento. Ancora il primo maggio 1945, alcuni prigionieri, che erano stati evacuati da Neuegamme verso la costa del Mare del Nord, furono caricati su imbarcazioni per essere nuovamente trasferiti; centinaia di loro morirono alcuni giorni più tardi quando gli Inglesi bombardarono i convogli, pensando che trasportassero truppe tedesche.

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