Stretcher bearers carry a wounded soldier during the Battle of the Somme. [LCID: 2453747]

La Prima Guerra Mondiale

La Prima Guerra Mondiale  (1914-1918) costituì il primo grande conflitto internazionale del ventesimo secolo. Il trauma della guerra ebbe un effetto profondo sulle azioni e sul modo di pensare sia dei governanti che delle popolazioni, durante l’Olocausto. Le conseguenze del conflitto e della pace che ne seguì, una pace che creò divisioni profonde, si estesero ai decenni successivi e furono alla base della seconda guerra mondiale e del genocidio commesso durante gli anni del conflitto.

Eventi principali

  • 1

    La Prima Guerra Mondiale fu uno dei conflitti più devastanti della storia moderna. Quasi dieci milioni di soldati morirono durante le ostilità, più che in tutti i conflitti avvenuti nei cento anni precedenti, messi insieme.

  • 2

    Alla fine della guerra, diversi trattati di pace furono imposti alle nazioni sconfitte (Germania, Austria, Ungheria, Bulgaria, e Turchia). I vincitori consideravano quei paesi i soli responsabili del conflitto e perciò obbligati a pagarne i danni materiali.

  • 3

    Il Trattato di Versailles del 1919 obbligava la Germania  a cedere il 13% dei suoi territori e riduceva drasticamente il suo esercito. Per molti, tra la popolazione, il Trattato divenne il simbolo delll’umiliazione che aveva accompagnato la sconfitta.

LO SCOPPIO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

La Prima Guerra Mondiale fu il primo grande conflitto internazionale del Ventesimo secolo. L'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico, e della moglie Sophie, avvenuto il 28 giugno 1914 a Sarajevo, fu la scintilla che, l'agosto successivo, provocò l'inizio delle ostilità, che sarebbero poi continuate per quattro anni.

LE POTENZE DELL'INTESA E GLI IMPERI CENTRALI NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Durante la Prima Guerra Mondiale, le potenze alleate dell'Intesa —Gran Bretagna, Francia, Serbia e Impero Russo (alle quali si unirono più tardi l'Italia, la Grecia, il Portogallo, la Romania e gli Stati Uniti)—combatterono contro gli Imperi Centrali – Germania e Austria-Ungheria (sostenute poi dall'Impero Ottomano e dalla Bulgaria).

LO STALLO

Gli entusiasmi iniziali, basati da entrambe le parti sulla speranza di una veloce e decisiva vittoria, cominciarono ad affievolirsi di fronte allo stallo creato dalla guerra di trincea e dalle sanguinose battaglie senza vinti né vincitori che infuriarono in particolare sul fronte occidentale. Il sistema di trincee e fortificazioni creato nella zona occidentale delle operazioni raggiunse la lunghezza di quasi 700 chilometri, estendendosi dal Mare del Nord al confine svizzero e diventando il simbolo della guerra per la maggior parte dei combattenti Americani e di paesi dell'Europa Occidentale. Il fatto che la linea del fronte, nell'Europa orientale, si estendesse su un’area molto più vasta impedì la realizzazione della guerra di trincea su vasta scala, ma le dimensioni e la violenza del conflitto furono pari a quelle del Fronte Occidentale. Pesanti combattimenti ebbero luogo anche in Italia, nei Balcani, e nell'Impero Ottomano. Gli scontri avvennero sia sul mare che, per la prima volta, nei cieli.

GLI STATI UNITI ENTRANO IN GUERRA

Un cambiamento decisivo nell'andamento della guerra avvenne quando la politica della Germania di attaccare indiscriminatamente, con i propri sottomarini, i convogli che viaggiavano sui mari portò gli Stati Uniti ad abbandonare la propria posizione isolazionista ed entrare in guerra. L'apporto di truppe fresche e approvvigionamenti da parte della Forza di Spedizione Americana (FSA), guidata dal Generale John J. Pershing, insieme al blocco sempre più stretto dei porti tedeschi, contribuirono alla fine a spostare gli equilibri della guerra in favore delle Potenze dell'Intesa.

LA RIVOLUZIONE RUSSA

Quel vantaggio, però, era stato inizialmente contro bilanciato dagli eventi verificatisi sul fronte orientale. Sin dal 1917, infatti, la Russia, una delle nazioni più forti dell'Intesa, si era trovata in uno stato di costante agitazione interna. Nel febbraio di quello stesso anno, la gestione fallimentare della guerra da parte del governo dello Zar alimentò una vera e propria insurrezione popolare, la cosiddetta Rivoluzione di Febbraio. Quell'insurrezione portò all'abdicazione dello zar Nicola II e alla creazione di un Governo Provvisorio formato dai liberali e dai socialisti la cui guida fu poi affidata ad Alexander Kerensky, membro del Partito Socialista Rivoluzionario. Quel breve esperimento di democrazia pluralista fu però caratterizzato dal caos e nei mesi estivi successivi il continuo deterioramento dello sforzo bellico e l'approfondirsi della crisi economica spinsero i lavoratori russi, insieme a molti tra i soldati e marinai sovietici, a ribellarsi ("Le Giornate di Luglio").

Il 24 e 25ottobre 1917, i Bolscevichi (socialisti di estrema sinistra) guidati da Vladimir Lenin occuparono le principali sedi del Governo e invasero il Palazzo d'Inverno, allora sede del nuovo governo a Pietrogrado (oggi San Pietroburgo) che allora era la capitale della Russia. La "Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre", storicamente il primo colpo di stato marxista ad avere successo, rimosse l'inetto governo provvisorio e lo sostituì con la Repubblica Socialista Sovietica guidata da Lenin. Le riforme radicali portate avanti dal nuovo stato sovietico nella società, nella politica, nell'economia e nella gestione delle terre spaventarono talmente i governi democratici occidentali, dopo la fine della guerra, che essi, , per tutti gli anni Venti e Trenta, scesero a compromessi con i regimi di estrema destra o cercarono di non inimicarseli (come avvenne nel caso della Germania Nazista di Adolf Hitler) pensando così di poter fermare il diffondersi del Comunismo in tutta Europa.

Ma le conseguenze immediate della Rivoluzione Russa furono una brutale e lunga guerra civile in Russia (1917-1922) e la decisione dei Bolscevichi al potere di firmare una pace separata con la Germania, due fatti con ripercussioni importanti sul teatro europeo del conflitto. Quando i primi negoziati fallirono, a causa delle richieste della Germania, quest'ultima lanciò un'offensiva a largo raggio sul fronte orientale che portò al trattato di pace di Brest-Litvosk, firmato il 6 marzo 1918.

L'AVANZATA DELLE POTENZE DELL'INTESA; LA RESA DEGLI IMPERI CENTRALI

Nonostante le vittorie della Germania, tra le quali l'eliminazione della Russia bolscevica dal conflitto alla fine dell’inverno del 1917 e l'avanzata fino alle porte di Parigi durante l'estate, gli eserciti dell'Intesa furono in grado di respingere l'attacco tedesco sul fiume Marna e poi contrattaccare distruggendo le linee germaniche sul fronte occidentale, durante l'estate e l'autunno del 1918 (L'Offensiva dei Cento Giorni).

Gli Imperi Centrali iniziarono ad arrendersi a uno a uno, a cominciare dalla Bulgaria e dall'Impero Ottomano, rispettivamente in settembre e ottobre. Il 3 novembre, le forze austro-ungariche firmarono una tregua vicino a Padova. In Germania, l'ammutinamento di una parte dei soldati della marina diede il via a una rivolta che si diffuse in tutte le città costiere tedesche e in alcune tra le maggiori città dell'interno, quali Hannover, Francoforte e Monaco. I comitati dei lavoratori e dei soldati, basati sul modello dei Soviet, innescarono la "Rivoluzione Tedesca"; il primo "comitato della repubblica" (R?terrepublik) fu costituito in Baviera, dal Social-Democratico Indipendente (USPD) Kurt Eisner. Il forte Partito Social Democratico tedesco (SPD), guidato da Friedrich Ebert, vide la costituzione dei nuovi comitati come un elemento destabilizzante e si adoperò, invece, per accontentare le richieste dell'opinione pubblica tedesca di pace e di riforme politiche in senso parlamentare.

L'ARMISTIZIO

Il 9 novembre 1918, mentre divampavano le proteste e dopo l’abbandono dei comandanti dell'esercito, l'Imperatore (Kaiser) tedesco Guglielmo II abdicò. Lo stesso giorno, il delegato dell'SPD Philip Scheidemann proclamò la Repubblica Tedesca formando un governo provvisorio guidato da Friedrich Ebert. Due giorni più tardi, i rappresentanti della Germania, guidati da Matthias Erzberger, membro del Partito Cattolico di Centro (Zentrum), si incontrarono con la delegazione delle potenze vincitrici, guidate dal Feldmaresciallo francese Ferdinand Foch, comandante generale delle forze dell'Intesa; fu in quell'incontro, avvenuto su un vagone ferroviario nei boschi di Compiègne, che i Tedeschi accettarono i termini dell'armistizio.

Alle undici del mattino dell'11 novembre 1918 cessarono i combattimenti sul Fronte Occidentale. La "Grande Guerra", come venne ribattezzata da chi la visse, era finita, ma i suoi effetti si sarebbero fatti sentire per decenni nella sfera politica, economica, sociale e internazionale.

LE PERDITE CAUSATE DALLA PRIMA GUERRA MONDIALE

La Prima Guerra Mondiale fu uno dei conflitti più devastanti della storia moderna. Quasi dieci milioni di soldati morirono nei combattimenti, una cifra molto superiore a quella di qualunque altro conflitto avvenuto nei cento anni precedenti. Anche se statistiche accurate sono impossibili, si stima inoltre che almeno 21 milioni di uomini furono feriti in battaglia.

Le perdite enormi su entrambi i fronti del conflitto furono in parte dovute all'introduzione di nuove armi, come le mitragliatrici e il gas, ma anche all'incapacità dei leader dei rispettivi eserciti di adattarsi alla natura sempre più tecnologica della guerra. La politica dello scontro a oltranza, in particolare sul Fronte Occidentale, costò la vita a centinaia di migliaia di soldati. Il primo luglio 1916, il giorno che vide il più alto numero di perdite di vite umane, l'esercito inglese stanziato sulla Somme riportò più di 57.000 feriti. Germania e Russia furono i due paesi con il maggior numero di morti tra i soldati, circa 1.773.700 e 1.700.000, rispettivamente. La Francia perse circa il sedici per cento delle forze che aveva mobilitato per la guerra, il tasso di mortalità più alto in assoluto in relazione al numero di truppe impiegate.

Nessuno si occupò di tenere una contabilità accurata delle vittime civili, durante gli anni della guerra, ma gli studiosi ritengono che almeno 13 milioni di non combattenti persero la vita, direttamente o indirettamente, a causa del conflitto. Il tasso di mortalità, sia tra i soldati che i civili, si impennò ulteriormente alla fine della guerra quando scoppiò l'epidemia d'influenza nota come la "Spagnola", la peggiore della Storia. Milioni di persone, inoltre, furono costrette a lasciare le proprie case o il proprio paese in Europa e in Asia Minore, a causa del conflitto. Le perdite, sia in campo industriale che in quello delle proprietà personali furono catastrofiche, specialmente in Francia e Belgio, dove i combattimenti erano stati particolarmente pesanti.