A scene staged by the Nazis for an International Red Cross inspection of the Theresienstadt ghetto. [LCID: 73359a]

Ingannare l'Opinione Pubblica

"Il senso comune non era in grado di afferrare la realtà dello sterminio di decine e centinaia di migliaia di Ebrei." Yitzhak Zuckerman, uno dei leader della Resistenza ebraica a Varsavia.

La propaganda fu uno strumento fondamentale sia per conquistare quella maggioranza di cittadini tedeschi che non sostennero immediatamente Adolf Hitler, sia per imporre il programma radicale nazista che richiedeva, oltre al supporto attivo e la partecipazione diretta di alcuni, l'accettazione passiva da parte di larghi settori della popolazione. Unito all'uso del terrore come mezzo di intimidazione di coloro che rifiutavano di obbedire, il nuovo apparato propagandistico statale, guidato da Joseph Goebbels, venne utilizzato per manipolare e ingannare la popolazione tedesca e il mondo esterno. Ad ogni occasione, i responsabili della propaganda diffusero il messaggio accattivante dell'unità nazionale e di un futuro utopistico, facendo breccia nelle menti di milioni di cittadini. Allo stesso tempo, essi organizzarono campagne tese a facilitare la persecuzione degli Ebrei e di altre persone escluse dall'ideale nazista di "Comunità Nazionale".

Propaganda, Politica Estera e la Cospirazione per Provocare la Guerra

Così come già durante la Repubblica di Weimar, anche dopo la presa del potere da parte dei Nazisti nel 1933, un elemento chiave nella politica nazionale tedesca fu il riarmo del paese. I leader tedeschi speravano di raggiungere quest'obiettivo senza causare l'intervento militare della Francia e della Gran Bretagna, o dei paesi al confine orientale, Polonia e Cecoslovacchia. Allo stesso tempo, il regime non voleva spaventare la popolazione tedesca, preoccupata dalla possibilità di un altro conflitto europeo. Lo spettro della Prima Guerra Mondiale e della morte di due milioni di soldati tedeschi era ancora ben presente nella memoria popolare. Per tutti gli anni '30, Hitler dipinse la Germania come la vittima tra le nazioni, a cui veniva negato il diritto all'auto-determinazione nazionale e che veniva soffocata dalle misure imposte dal Trattato di Versailles (che aveva posto termine alla Prima Guerra Mondiale).

Anche durante la guerra, gli autori della propaganda cercarono universalmente di giustificare l'uso della forza militare, dipingendola come moralmente necessaria e sostenibile. Agire diversamente avrebbe messo in pericolo il morale dell'opinione pubblica e la sua fede nel governo e nelle forze armate. Per tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale, i responsabili nazisti della propaganda fecero passare le aggressioni militari, tese alla conquista di nuovi territori, come atti necessari e giusti di auto-difesa. Dipinsero inoltre la Germania come la potenziale vittima di aggressori stranieri, come una nazione amante della pace e obbligata a prendere le armi per proteggere il suo popolo, o per difendere la civiltà europea dall'attacco del Comunismo. In ogni fase della guerrra, gli obiettivi ufficiali del conflitto servirono di fatto a nascondere le reali intenzioni di espansione territoriale dei Nazisti e i motivi razzisti della guerra. Si trattava, insomma, di propaganda tesa ad ingannare, a imbrogliare e a disinformare le popolazioni, non solo in Germania ma anche nei paesi occupati e nelle nazioni neutrali.

La Preparazione del Paese alla Guerra

Nell'estate del 1939, mentre Hitler e i suoi aiutanti di campo preparavano i piani per l'invasione della Polonia, la tensione e la paura caratterizzavano l'umore dell'opinione pubblica in Germania. E in effetti, nonostante i Tedeschi fossero stati resi baldanzosi dalla recente, drammatica estensione dei confini della Germania nelle vicine Austria e Cecoslovacchia, senza che fosse necessario sparare un solo colpo, nessun cittadino sfilò per le strade reclamando la guerra, come aveva fatto invece la generazione precedente, nel 1914.

Prima dell'attacco contro la Polonia, il primo settembre 1939, il regime nazista lanciò una campagna mediatica particolarmnte aggressiva per costruire il consenso dell'opinione pubblica ad una guerra che, in realtà, pochi Tedeschi desideravano. Per presentare l'invasione come un atto moralmente giustificato, come un'azione difensiva, la stampa tedesca gonfiò presunte "atrocità polacche", raccontando atti di discriminazione e di violenza - veri o inventati - nei confronti della popolazione di etnia tedesca che viveva in Polonia. Inoltre, mentre deplorava l'atteggiamento "guerrafondaio" della Polonia e il suo chauvinismo, la stampa attaccò anche gli Inglesi, considerati "colpevoli" di favorire la guerra con la loro promessa di difendere la Polonia nell'eventualità di un'invasione tedesca.

Il regime nazista mise anche in scena un falso incidente alla frontiera, progettato per far apparire la Polonia come l'aggressore contro la Germania: il 31 agosto 1939, uomini delle SS vestiti con l'uniforme dei soldati polacchi "attaccarono" una stazione radio tedesca a Gliwice. Il giorno seguente, Hitler annunciò alla nazione e al mondo la sua decisione di inviare truppe in Polonia, in risposta "all'incursione" polacca nel territorio del Reich. L'ufficio Stampa del Partito Nazista del Reich diede istruzioni ai giornali affinché evitassero di usare il termine guerra; dovevano invece scrivere come le truppe tedesche avessero semplicemente respinto l'attacco polacco, anche questa una manovra studiata per far credere che la Germania fosse la vera vittima dell'aggressione. La responsabilità di dichiarare ufficialmente la guerra sarebbe così caduto sulla Francia e sulla Gran Bretagna.

Nello sforzo di plasmare sia l'opinione pubblica interna che quella internazionale, la macchina della propaganda nazista inventò, a guerra già iniziata, nuove storie di "atrocità" commesse dai Polacchi. Analogamente, ampia pubblicità venne data agli attacchi contro cittadini di origine tedesca avvenuti in alcune città; ad esempio, a Bromberg (Bydgoszcz), civili Polacchi in fuga e personale militare uccisero tra i 5.000 e i 6.000 tedeschi, che essi vedevano, una volta iniziata l'invasione, come traditori o spie, come cecchini o come Nazisti. Gonfiando fino a 58.000 il numero effettivo di Tedeschi uccisi a Bromberg e in altre città, la propaganda nazista infiammò l'animo di molti, fornendo così una "giustificazione" al numero di civili che sarebbero stati uccisi nel periodo successivo.

I responsabili della propaganda nazista convinsero una parte dei Tedeschi che l'invasione della Polonia e la successiva occupazione erano state necessarie. Per molti altri, quella propaganda non fece che rinforzare sentimenti anti-polacchi già profondamente radicati. I soldati tedeschi che prestarono servizio in Polonia dopo l'invasione scrissero a casa lettere che riflettevano il loro appoggio per l'intervento militare tedesco a difesa dei cittadini di etnia germanica. Alcuni esprimevano il proprio sdegno e il proprio disprezzo per la natura "criminale" e "subumana" dei Polacchi, mentre altri guardavano alla popolazione ebraica locale con disgusto, associando gli Ebrei polacchi con le immagini antisemite che avevano visto nel giornale Der St?rmer o alla mostra intitolata "L'eterno Giudeo" e, più tardi, nell'omonimo film.

Anche i cinegiornali divennero uno strumento fondamentale degli sforzi attuati dal Ministro della Propaganda Joseph Goebbels per modellare e manipolare l'opinione pubblica durante la guerra. Per esercitare maggiore controllo sul contenuto dei cinegiornali dopo l'inizio del conflitto, il regime nazista fuse le varie compagnie che producevano i reportage in una sola, la Deutsche Wochenschau (Settimanale di Opinione Germanica). Goebbels collaborò personalmente alla creazione di ogni numero dei cinegiornali, correggendoli e persino riscrivendoli in parte. Tra le dodici e le diciotto ore di pellicola, filmate da professionisti e consegnate a Berlino ogni settimana da un corriere, venivano poi modificate e ridotte a filmati che duravano tra i 20 e i 40 minuti. La distribuzione dei cinegiornali venne estesa notevolmente quando il numero di copie di ogni episodio salì da 400 a 2.000, e vennero anche realizzate versioni in dozzine di altre lingue (inclusi lo svedese e l'ungherese), mentre unità mobili cinematografiche portavano i filmati anche nelle campagne tedesche.

La Propaganda dell'Inganno

Il primo settembre 1939, l'esercito tedesco invase la Polonia. La guerra che il regime nazista scatenò con quell'atto avrebbe prodotto sofferenze e perdite senza precedenti. Dopo l'invasione dell'Unione Sovietica da parte della Germania nell'estate del 1941, le politiche naziste antisemite si trasformarono in vero e proprio genocidio. La decisione di distruggere gli Ebrei polacchi venne annunciata alla conferenza di Wannsee, il 20 gennaio 1942, ai dirigenti del partito, delle SS e a funzionari di stato i cui ministeri avrebbero contribuito a mettere in atto la "Soluzione Finale alla Questione Ebraica" in tutta Europa. Dopo la conferenza, la Germania nazista cominciò a porre in atto il genocidio su scala continentale con la deportazione degli Ebrei provenienti da tutta Europa ad Auschwitz-Birkenau, Treblinka e negli altri centri di sterminio situati nella Polonia occupata.

I leader nazisti cercarono di ingannare non solo la popolazione tedesca, ma anche il mondo esterno e soprattutto le vittime sulla realtà del genocidio nei confronti degli Ebrei. Cosa vennero a sapere, i cittadini comuni tedeschi, delle persecuzioni e dello sterminio degli Ebrei? Nonostante la pubblica diffusione e pubblicazione di alcune dichiarazioni generiche sull'obiettivo di eliminare gli "Ebrei", il regime diffuse anche una propaganda che nascondeva i dettagli specifici della "Soluzione FInale": Contemporaneamente, il controllo operato sulla stampa impedì ai Tedeschi di venire a conoscenza delle dichiarazioni dei leader alleati e sovietici che condannavano i crimini compiuti dalla Germania.

Allo stesso tempo, storie edificanti vennero inventate come parte integrante dell'inganno: un opuscolo pubblicato nel 1941, ad esempio, riportava entusiasticamente come i Tedeschi in Polonia avessero dato lavoro agli Ebrei, costruito ospedali puliti, organizzato la distribuzione di minestra calda per gli Ebrei, dando loro giornali e organizzando corsi professionali. Poster e articoli ricordavano continuamente ai Tedeschi la propaganda che gli Alleati avevano distribuito durante la Prima Guerra Mondiale, contenente storie inventate di atrocità, come ad esempio quella che soldati tedeschi avessero tagliato le mani a bambini belgi.

Allo stesso modo, i responsabili deI genocidio nascosero le proprie intenzioni omicide anche a molte delle loro vittime. Sia prima che dopo le deportazioni, i Tedeschi usarono espressioni eufemistiche per spiegare e giustificare il trasferimento degli Ebrei dalle loro case ai ghetti o ai campi di transito e, poi, da questi alle camere a gas di Auschwtz e di altri centri di sterminio. Quando i Tedeschi deportarono gli Ebrei dalla Germania e dall'Austria nel ghetto "modello" di Theresienstadt, vicino a Praga, o in altri ghetti, solerti funzionari timbrarono i loro passaporti con il termine apparentemente neutro di "evacuato". Allo stesso modo, i burocrati del regime definirono le deportazioni come "re-insediamento" anche se tale "re-insediamento" terminava spesso con la morte.

La Propaganda Nazista sui Ghetti

Un tema ricorrente della propganda antisemita creta dai Nazisti fu che gli Ebrei seminavano malattie.

Per scoraggiare i non-Ebrei dall'entrare nei ghetti e vedere così di persona le condizioni di vita al loro interno, le autorità tedesche misero all'entrata cartelli che avvertivano che il ghetto era in quarantena, mettendo in guardia la popolazione sul pericolo di malattie altamente infettive. Siccome la scarsa igiene e le scarsità d'acqua si univano a razioni di cibo da fame, minando velocemente la salute degli Ebrei che risiedevano nei ghetti, tali avvertimenti divennero una profezia che si auto avverrò quando il tifo e altre malattie infettive decimarono le popolazioni dei ghetti. In seguito, la propaganda nazista utilizzò queste epidemie, di fatto causate dall'uomo, per giustificare l'isolamento degli "sporchi" Ebrei dal resto della popolazione.

Theresienstadt: una Truffa Propagandistica

Uno degli sforzi più famosi da parte dei Nazisti per ingannare sulle loro reali attività, fu l'istituzione, nel novembre del 1941, di un ghetto-campo di concentramento per Ebrei a Terezin, in Bohemia, una zona della Cecoslovacchia. Conosciuta con il suo nome tedesco, Theresienstadt costituì sia un ghetto per Ebrei anziani o altolocati provenienti dalla Germania, dall'Austria e dai territori Cechi, sia come campo di transito per gli Ebrei cecoslovacchi che viveano nel Protettorato di Boemia e Moravia, allora sotto il controllo della Germania.

Immaginando che alcuni Tedeschi si sarebbero accorti che la versione ufficiale che gli Ebrei venivano inviati a Est per lavorare non era plausibile, specialmente se riferita agli anziani, ai veterani di guerra disabili e a importanti musicisti e artisti, il regime nazista pubblicizzò cinicamente l'esistenza di Theresienstadt come residenza comune dove Ebrei tedeschi e austriaci anziani o disabili potevano "ritirarsi" a vivere in pace e sicurezza. Questa storia venne inventata ad uso dell'opinione pubblica interna al Terzo Reich, ma in realtà il ghetto servì come campo di transito prima della deportazione nei ghetti e nei centri di sterminio nella Polonia occupata e in quelli nei Paesi Baltici e in Bielorussia.

Nel 1944, cedendo alle pressioni della Croce Rossa Internazionale e di quella Danese - che avevano seguito la deportazione di quasi 400 Ebrei danesi nel ghetto di Theresienstadt nell'autunno del 1943 - le SS autorizzarono alcuni rappresentanti della Croce Rossa a visitare il ghetto. In quel momento, le notizie dello sterminio degli Ebrei avevano già raggiunto la stampa mondiale e la Germania stava perdendo la guerra. Per organizzare meglio l'inganno, le SS accelerarono le deportazioni dal ghetto subito prima della visita e ordinarono ai prigionieri rimasti di "abbellire" il ghetto e di "metterlo in ordine": i prigionieri dovettero così creare nuovi giardini, dipingere le case e rimettere a nuovo gli edifici. Le autorità delle SS misero in scena eventi culturali e sociali per impressionare i funzionari in visita. Dopo che i rappresentanti della Croce Rossa ebbero lasciato Theresienstadt, le SS ricominciarono le deportazioni, che non ebbero termine fino all'ottobre del 1944. In tutto, i Tedeschi deportarono dal campo-ghetto ai campi di sterminio dell'"Est" 90,000 Ebrei provenienti dalla Germania, dall'Austria, dalla Cecoslovacchia, dall'Olanda e dall'Ungheria; solo poche migliaia sopravvissero. Inoltre, più di 30.000 prigionieri morirono mentre si trovavano a Theresienstadt, nella maggior parte dei casi a causa delle malattie e della fame.

La Visita della Croce Rossa a Theresienstadt

Nel 1944 la maggior parte della comunità internazionale sapeva ormai dei campi di concentramento ed era consapevole che i Tedeschi e i loro alleati dell'Asse trattavano con brutalità coloro che vi venivano imprigionati; tuttavia, dettagli precisi delle condizioni di vita in quei campi ancora mancavano.

Nel stesso anno, funzionari della Croce Rossa Danese, allarmati dalle notizie circolanti sulla sorte degli Ebrei sotto il regime nazista e preoccupati per i 400 Ebrei danesi che erano stati deportati dai Tedeschi a Theresienstadt nell'autunno del 1943, chiesero che la Croce Rossa Internazionale, la cui sede centrale si trovava in Svizzera, potesse investigare le condizioni di vita nel campo-ghetto. Le autorità tedesche, dopo aver temporeggiato per parecchio tempo, accondiscesero a che la Croce Rossa ispezionasse il campo nel giugno del 1944.

Le informazioni raccolte durante quell'inchiesta sarebbero poi state rese note a tutto il mondo. I giornali negli Stati Uniti e negli altri paesi riportarono parti dell'inchiesta della Croce Rossa.

Film di Propaganda: Obiettivo su Theresienstadt

Già a partire dal dicembre del 1943, funzionari delle SS appartenenti all'Ufficio per l'Emigrazione degli Ebrei di Praga - che dipendeva dall'Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich - decisero di realizzare un film sul campo-ghetto di Theresienstadt. La maggior parte delle sequenze venne realizzata nell'estate successiva alla visita della Croce Rossa e mostra i prigionieri del ghetto mentre si recano a concerti, giocano a calcio, lavorano nei giardini delle proprie case e si rilassano sia dentro gli edifici che li ospitavano che all'esterno, al sole. Per questo film, le SS obbligarono alcuni prigionieri a lavorare come scrittori, attori, scenografi, editori e compositori. Molti bambini parteciparono alle riprese in cambio di cibo, compresi latte e caramelle che normalmente non facevano parte delle razioni giornaliere. Lo scopo che i funzionari della RSHA si proponevano girando il film non è mai stato completamente chiarito: forse era destinato soltanto al pubblico internazionale, considerando che, nel 1944, la popolazione tedesca si sarebbe sicuramente chiesta come mai gli abitanti del ghetto sembravano vivere in condizioni decisamente migliori (se non addirittura lussuose) della maggior parte dei Tedeschi in tempo di guerra. Alla fine, le SS riuscirono a terminare il film soltanto nel marzo del 1945 e non ebbero la possibilità di proiettarlo. La pellicola, inoltre, non sopravvisse alla guerra.

Così come accadde in diverse altre occasioni in cui il regime nazista cercò di ingannare l'opinione pubblica tedesca e internazionale, anche in questo caso esso si avvantaggiò della scarsa voglia della maggior parte dei cittadini di comprendere appieno le reali dimensioni di quei crimini. I leader della resistenza ebraica, per esempio, cercarono di avvertire gli abitanti del ghetto delle intenzioni dei Tedeschi, ma anche quelli che sentirono parlare dei centri di sterminio, in molti casi non credettero a quello che era stato loro raccontato. "Il senso comune non era in grado di afferrare la realtà dello sterminio di decine e centinaia di migliaia di Ebrei" come disse Yitzhak Zuckerman, uno dei leader della resistenza ebraica a Varsavia.

La Propaganda Continua, Fino all'Amara Conclusione

lI successo dei Sovietici nella difesa di Mosca, definitivamente sancito il 6 dicembre 1941, e la dichiarazione di guerra della Germania agli Stati Uniti cinque giorni dopo, l'11 dicembre, furono i due eventi che portarono al prolungamento del conflitto. Dopo la catastrofica sconfitta dei Tedeschi a Stalingrado, nel febbraio del 1943, la sfida per mantenere il supporto popolare alla guerra divenne ancora più ardua per i responsabili della propaganda nazista. Sempre più di rado i Tedeschi riuscivano a conciliare le loro notizie ufficiali con la realtà e molti cominciarono ad ascoltare le trasmissioni delle radio internazionali per ottenere informazioni veritiere. Quando anche il pubblico dei cinematografi cominciò a rifiutare la sfacciata propaganda dei cinegiornali, Goebbels ordinò che i cinema sbarrassero le porte, prima daal proiezione del film, per costringere così gli spettatori a guardare i notiziari.

Fino alla fine della guerra, i responsabili della propaganda nazista focalizzarono l'attenzione del pubblico su cosa sarebbe successo alla Germania in caso di sconfitta. Il Ministero della Propaganda, in particolare, sfruttò la fuga di notizie sull'esistenza di un piano, da attuare dopo la fine della guerra, per riformare l'economia della Germania; quel piano, concepito nel 1944 da Henry Morgenthau Jr, Ministro del Tesoro dell'amministrazione Roosevelt, esprimeva l'intenzione di privare la Germania della sua industria pesante e di far tornare il paese a un'economia agricola. Tali storie, che riuscirono in parte ad alimentare forme di resistenza contro le truppe alleate che stavano avanzando in Germania, miravano ad accrescere la paura della sconfitta, incoraggiando il fanatismo e esortando la popolazione a continuare gli sforzi per distruggere il nemico.