<p>Joseph Goebbels (Ministro della Propaganda del regime nazista) fotografato durante un discorso a funzionari del Ministero che si occupavano della stampa e delle arti. Berlino, Germania, novembre 1936.</p>

La cultura nel Terzo Reich: sintesi

Nel 1933, il Ministro della Propaganda nazista Joseph Goebbels cominciò il cosiddetto "allineamento della cultura", con il quale adeguare agli obiettivi nazisti tutta la produzione artistica del paese. Il governo cominciò quindi con epurare le organizzazioni culturali dai dipendenti ebrei e da coloro che venivano ritenuti politicamente o artisticamente sospetti. Le opere di autori tedeschi di fama mondiale come Bertolt Brecht, Lion Feuchtwanger e Alfred Kerr vennero bruciate durante una cerimonia organizzata a Berlino per distruggere libri ritenuti pericolosi.

A partire dal settembre 1933, un Gabinetto per la Cultura del Reich (che comprendeva l'Ufficio per la Produzione Cinematografica, quello per la Musica del Reich, quello per il Teatro, quello per la Stampa, quello per la Scrittura e, infine, quello per le Arti e per la Radio) cominciò a controllare regolamentare ogni aspetto della produzione culturale ed artistica tedesca. Inoltre, gli studiosi tedeschi di Estetica cominciarono a sottolineare il valore propagandistico dell'arte e a celebrare contemporaneamente concetti quali l'eroismo della guerra, l'Arianesimo e la cultura contadina. Tale ideologia era in stridente contrasto con l'arte moderna, fortemente innovativa; di conseguenza, forme come la pittura astratta vennero ritenute forme "degenerata", o "arte e cultura bolsceviche".

Per quanto riguarda l'architettura, i Nazisti costruirono edifici monumentali in uno stile sterilmente classico che mirava a trasmettere il senso della "grandezza" del nuovo movimento politico. In letteratura, invece, essi promossero le opere di scrittori come Adolf Bartels o Hans Baumann - poeta della Gioventù Hitleriana - e crearono una "lista nera" per facilitare la rimozione dalle biblioteche pubbliche dei libri definiti "inaccettabili". A parte la letteratura ispirata alla cultura contadina e ai romanzi storici centrati sul Popolo (Volk), le autorità tedesche addette agli affari culturali promossero i romanzi che parlavano di guerra, in modo da preparare la popolazione all'ormai prossimo conflitto.

La "promozione artistica" (un termine generico coniato per sostenere le arti e gli artisti) si estendeva anche ai film. Finanziata fortemente dallo Stato, l'industria cinematografica rappresentava uno strumento molto importante per la propaganda, e film come "Trionfo della Volontà", di Leni Riefenstahl, o "Quex e la Gioventù Hitleriana" servirono a celebrare il Partito e i giovani nazisti di fronte a un pubblico molto vasto. Altri film, come "Ich klage an", giustificavano invece il programma Eutanasia, mentre "Jud Suess" e "Der ewige Jude" ("L'Ebreo Errante") perpetuavano gli stereotipi antisemiti.

In campo musicale, i Nazisti promossero le opere di compositori tedeschi come Johann Sebastian Bach, Ludwig van Beethoven, Anton Bruckner e Richard Wagner, mettendo invece al bando l'esecuzione di lavori di artisti "non Ariani" come Felix Mendelssohn e Gustav Mahler. Adolf Hitler, poi, si recava regolarmente all'Opera così come al Festival di Bayreuth, che veniva organizzatoper celebrare Richard Wagner. Infine, i Nazisti diffusero canzoni e marce dal forte carattere nazionalista, per rafforzare ulteriormente l'indottrinamento ideologico delle masse.

Infine, le compagnie teatrali si dedicarono alla messa in scena delle opere dei grandi autori tedeschi come Goethe e Schiller, così come dei drammi Nazional-socialisti, mentre, allo stesso tempo, i Nazisti fecero costruire grandi anfiteatri all'aperto per alimentare ulteriormente l'idea di un unico Popolo e il senso di comunità nazionale (Volksgemeinschaft),.

La promozione di una cultura "Ariana" e la soppressione di altre forme artistiche rappresentarono insieme un altro dei tanti strumenti con i quali i Nazisti cercarono di "purificare" la Germania.

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